Electric chapter (Antonella Lapomarda)
Hope non avrebbe mai pensato di ridursi in quello stato; era la vigilia di Natale e la cosa più interessante che la 22enne statunitense riuscisse a fare era osservare il suo pesciolino rosso nuotare nell’acquario.
Era una delle poche cose viventi che le era rimasta. “Siamo nel 2040 e il mondo si è ridotto così, cosa succederà tra 10 anni?” pensò Hope, spostando lo sguardo sul suo A1-bb, il “robot domestico” che tanto era pubblicizzato sulle TV internazionali. “Una nuova schifezza inventata dagli americani, ecco cos’è” si ripetè nella testa.
“Percentuale-del-lavoro-svolto-100%-signora” una voce metallica ruppe quel silenzio irritante che si era formato nella casa.
“D’accordo, ascoltami robot: hai qualche idea per come passare il Natale?” chiese speranzosa a ‘quel robot’, che disprezzava più di ogni altra cosa al mondo; lo teneva solo per compagnia, e per svolgere quelle faccende domestiche che tanto odiava fare.
“Prima o poi si romperà, e potrò finalmente sbarazzarmene” pensò la ragazza, senza accorgersi di aver detto l’ultima frase ad alta voce.
“Di-cosa-deve-sbarazzarsi? Lo-farò-al-posto-suo-signora” ripetè quella voce metallica, facendo innervosire ancor di più Hope.
“Sta zitto, non importa” sventolò una mano in aria “và a riposarti, o fai qualcosa di utile”
Quando finalmente pensò di esser riuscita a sbarazzarsi del robot, questo continuò a parlare.
“Aggiornamenti. A1-bb-ha-bisogno-di-aggiornamenti. A1-bb-ha-bisogno…”
“Va bene, ho capito!” urlò Hope al robot, che continuava a ripetere ancora la stessa frase.
Sbruffò prima di alzarsi dal divano, prese un braccio gelato metallico del suo “coinquilino” e lo trascinò nel suo studio.
“Hanno inventato tutto tranne un pulsante per spegnere questo coso!” si lamentò mentre scorreva le dita tra i tanti dischi, per poi sfilarne due di colore nero, necessari per gli aggiornamenti del robot.
“Aggiornamenti-A1-bb-ha-bisogno-di-aggiornamenti” continuò lui, iniziando a muovere in aria le mani, rischiando di colpire in piena faccia Hope.
“Se magari ti calmassi riuscirei a infilarti questi maledetti dischi!” imprecò lei, cercando di evitare le braccia del suo robot.
Lo aveva ammesso sempre, con gli amici, tra i familiari, agli addetti esperti: lei era negata con queste cose.
Un fatto alquanto strano, però, visto che ormai tutto il mondo si basava su queste invenzioni considerate geniali, pronte ad aiutare gli umani in difficoltà, a svolgere lavori pericolosi…
Tutto era visto con parecchia superficialità, ma Hope sapeva che c’era qualcosa in più: quelle macchine non erano state create solo per aiutare le persone, e forse non era neanche vero che erano presenti solo 80 copie nel mondo. Era sicura che c’era qualcosa di apposito, forse una fabbrica, forse un posto abbandonato, dove erano presenti migliaia di questi aggeggi, pronti a fare qualcosa comandato dagli umani.
Mentre pensava a queste cose, e mentre cercava di infilare i dischi di aggiornamento ad A1-bb, Hope venne colpita da quel braccio metallico che la fece cadere a terra.
Ancora più nervosa si aggrappò allo spigolo della scrivania per rialzarsi, per poi infilare i due dischi nel robot. Su quest’ultimo comparve una scritta che segnava ‘Aggiornamenti: 1%’
“Starà zitto per un bel po’!” sorrise Hope, rientrando in sala. Con sé portò anche il libretto allegato ai due dischi di aggiornamento, per leggerli e far passare il tempo.
Iniziando a leggere la prima pagina pensò a quanto l’uomo fosse diventato geniale, così tanto da far somigliare un robot a un umano.
Ebbene si, dopo quegli aggiornamenti il suo A1-bb avrebbe utilizzato un linguaggio moderno, non metallico, e avrebbe iniziato a comportarsi come un perfetto umano farebbe.
‘Magari non scoccerà più come prima’ esultò la ragazza, andando a ricontrollare il suo robot.
La percentuale era già arrivata a 90%, e Hope per la prima volta non vedeva l’ora che il robot cominciasse a parlare. Era davvero curiosa delle nuove capacità che avrebbe avuto, tanto da fissare ripetutamente lo schermo che segnava i minuti rimanenti per la fine degli aggiornamenti.
Arrivato finalmente a 100% Hope non perse tempo a fargli tantissime domande, o a chiedere opinioni su argomenti attuali.
A1-bb rispose, con grande sorpresa della ragazza, a tutte le domande che aveva ricevuto, usando una voce del tutto umana. Se non fosse stato per l’aspetto sarebbe stato scambiato tranquillamente come un amico della ragazza, che in quel momento era eccitatissima all’idea di avere un quasi umano in casa.
Presto si pentì di aver imprecato contro lo Stato americano, contro quelle invenzioni che iniziava anche lei a ritenere geniali, e iniziò a “socializzare” di più col robot.
Fino a qualche minuto prima lo aveva trattato come uno straccio sporco, ma ora che sembrava avesse qualche sentimento in più, (o forse era solo un’illusione, pensò Hope) si era ripromessa di essere più simpatica.
I giorni passarono e Hope, per quanto riuscisse a fare, socializzò sempre di più con il suo A1-bb, che sembrò ricambiare la simpatia e la semplicità della loro “amicizia”.
Ma presto successe una cosa…. Neanche un mese dopo questo cambiamento Hope ricominciò a essere chiusa e fredda nei confronti di tutti, i genitori, gli amici, e anche con A1-bb.
Aveva capito una cosa, aveva capito di aver sbagliato. Si era affezionata TROPPO al robot,lo aveva trattato come un vero umano, ma soprattutto lo aveva considerato un umano.
Forse non era del tutto un’idea geniale.
E così, chiusa a chiave nel suo bagno, decisa che ingoiare quella polvere bianca sarebbe stata la miglior cosa per tutti.