Il rimorso del passato (Lucia Ruggieri)

Gregori Mich abitava insieme a Josch Black in una villetta in Columbia St. Il 14 marzo del 2000 gli arrivò una strana telefonata che lo avvisava della morte di Sel Crau. Si recarono sul luogo del delitto: la porta era stata buttata giù a spallate dagli agenti; una delle due tazze di caffè era rovesciata; sul braccio del cadavere erano presenti delle ferite da punta raffiguranti una B. Sula finestra c’era un foro. Nel frattempo arrivarono Flebo Crau e Gary Ocxe che iniziarono a fotografare e raccogliere documenti. Poi tutti tornarono a casa lasciando le indagini alla polizia.
Pochi giorni dopo Gregori ricevette un’altra telefonata: Gary Ocxe era morto. Anche questa volta si recò con Josch in White St: come l’altra volta la stanza era chiusa; il foro c’era ma mancava il caffè; inoltre foto e documenti erano sparsi sul pavimento macchiato di sangue, il sangue della vittima che era fuoriuscito dalle ferite a forma di B. Quest’ultime erano sul petto e risalivano, secondo il medico legale, a prima del decesso.
Se ne andarono e Gregory rimase da solo a passeggiare, arrivando fino a Canal St. Osservò per ore le macchine che passavano non fermandosi al rosso. Assistì anche ad un piccolo incidente in auto. «Un incidente in auto, certo!» Strillò attirando l’attenzione dei passanti. Iniziò poi a parlare sottovoce «I miei ragionamenti sono esatti: questi due omicidi sono collegati con quelli di Gustav Lee e Martin Stan, manca collegare quello di Marlen con quello di un’altra persona … e l’unico testimone rimasto è Flebo Crau!» Aspettò la notte e si recò in Pitt St, all’ombra di quella struttura che somigliava ad un campanile senza campana. Li vide la Fiat di Flebo; era chiusa e riportava i soliti segni a forma di B; in più c’era la parola “end”. Flebo era chiuso dentro e Gregory fece appena in tempo a salvarlo. Poi l’auto esplose.
Il silenzio incombeva nel quartiere. Fu spezzato solo dalla sirena della polizia. Nel frattempo una figura iniziò a correre nel buio. Scattò l’inseguimento per le vie di New York; arrivarono fino a Walker St, dove l’uomo riuscì a dileguarsi.
Gregory tornò a casa, dove lo aspettava Josch col referto della scientifica: oltre alle impronte della vittima c’erano tracce di fil di ferro e arsenico. Allora iniziò a parlare con l’amico:«So come si sono svolti i fatti: l’assassino entra come un amico, nei primi due casi, ed esce dalla finestra praticandovi poi un foro per far arrivare un gancio alla maniglia. Nel terzo, il tentato omicidio, la macchina viene chiusa, firmata e fatta esplodere. Viene anche incisa la parola “end”, fine, la fine della vita dell’ assassino … Ma dove? Quando?»
Poi guardò Josch, che giocherellava distrattamente col solito fil di ferro e sudava freddo. Allora capì tutto: l’assassino gli era sempre stato accanto. Si recò al commissariato, facendosi consegnare i documenti trovati: parlavano dell’ eredità contesa fra Gustav, Sel e un altro uomo che era rimasto poi a mani vuote. Gregory si sistemò il nodo della cravatta. Un agente uscì e arrestò Josch, fiero dell’amico che aveva risolto il caso.