L'uomo affacciato alla finestra (Federica Di Vieste)

Era una calda notte quando una chiamata da numero privato avvisò il giovane investigatore Dandi del ritrovamento di un uomo senza vita presso gli uffici in via Columbus vicino alla Statua della Libertà! Dandi pensava di essere in un incubo, infatti, provò più volte a strofinarsi gli occhi, ma si rese conto di essere nella realtà, ma anche di sbrigarsi a raggiungere il presunto luogo del ritrovamento. Così si vestì in un secondo e senza pensarci troppo si recò in quel luogo, dove vide un uomo morto appeso alla finestra, pieno di sangue. Non credeva ai suoi occhi e così sconvolto com'era, chiamò la polizia alla quale raccontò tutto l'avvenuto.
Così la mattina seguente la notizia della morte di quell'uomo, l'ingegner Samuele Scarpasciutta, arrivò alle orecchie di tutti in modo sconvolgente suscitando scalpore.
Intanto il caso, attirò subito l'attenzione di Dandi, il quale investigando privatamente, iniziò a cercare indizi, che avrebbero potuto dare un buon inizio all'indagine. Così recandosi sul luogo del delitto iniziò a cercare indizi che però non trovò. Concentrato com'era, gli venne l'intelligente idea di andare a chiedere alla moglie dell'ingegnere se, negli ultimi periodi, avesse notato qualcosa di strano nell'ingegner Samuele. E così fu, andò a casa dell'ingegnere, parlò con la signora Annalisa (sua moglie) e uscì da quella casa con un sacco di buone informazioni: Samuele ultimamente faceva tardi a casa, segno che poteva incontrarsi con qualcuno. Prendeva sempre soldi dalla cassaforte e non dormiva regolarmente di notte. Tutte queste notizie, suscitavano in Dandi la voglia di iniziare a esplorare ogni luogo in cui Samuele si recava. Iniziò dall'ufficio in cui trovò della crema lucidante per calzature, vari documenti e una riga su cui c'era scritto ''
Così continuò le sue indagini, mettendo insieme tutti gli indizi che aveva raccolto.
Passarono una, due, tre, quattro settimane ma Dandi non arrivò a nessuna soluzione. Poi seppe la notizia che la Polizia aveva arrestato un uomo, Fred Corried, calzolaio che pur avendo un alibi, fu arrestato con l'accusa di aver ucciso Samuele, perché non gli aveva pagato il lavoro fatto da Fred sulle scarpe di Samuele. Già da subito per Dandi sembrò una cosa assurda, e proprio per quello iniziò ad entrare nei minimi particolari di ogni cosa.
Così passarono ancora dieci giorni quando la notizia delle dimissioni del capo delle pulizia, che sembrava inutile per tutti. Per Dandi fu come un grande indizio, che però sembrava non portare a molto, così si recò nuovamente a casa della vittima, dove la moglie di quest’ultimo diede un’altra informazione a Dandi, cioè: Samuele ai tempi dell’università aveva ferito un bimbo, figlio del capo delle pulizie, e così aveva un conto infinitamente in sospeso che ultimamente si stava accentuando. Dandi capì tutto e corse subito negli uffici in via Columbus, dove si fece dare l’indirizzo della casa di quell’uomo, Massimo, e una volta fatto questo si diresse a casa sua e una volta parlatogli tranquillamente, esclamò in modo deciso la parola 'assassino'. L’uomo cercò di scappare ma Dandi afferrandolo si fece male, poi lo inseguì per le scale di quel palazzo. Massimo continuò a scappare fino a quando riuscì ad acchiapparlo e arrestarlo, poi lo portò dalla polizia ed il caso si concluse quello stesso giorno.